SPETTACOLI

DIE MAUER  –  Ara Pacis Roma 2020
di RICCARDO VANNUCCINI
con Alba Bartoli, Maria Sandrelli, Caterina Galloni, Lars Rohm, Alessandra Piscopo, Iris Basilicata, Marco Paparella, Mirko Russo, Silvia Fasoli  e Pietro Freddi (sax) Antonella Loddo (violoncello)  Angelica Srodon (violino)
Operina di teatro e musica per violoncello, violino, sax e nastro magnetico con BACH e BOWIE
 
Con DIE MAUER danza e musica si intrecciano come fossero filo spinato per una performance che nel provare a suscitare l’emozione di quei giorni in Germania, intende fare del luogo museale un luogo aperto, di transito scenico.
Dalla danza sulle note di Bach in omaggio a Rostropovic che suonò nel novembre del ’89 davanti al muro una suite di Bach, e di David Bowie, autore della trilogia berlinese con il brano heros,  brano dedicato ai due amanti divisi dal muro, si propongono immagini tratte da ogni guerra, e sono sempre le stesse, ma pure la forza del gesto artistico che vuole cambiare la paura in gioco.

 
OFELIA o la macellazione degli animali domestici  – Carrozzerie n.o.t  Roma  2019
performance dedicata all’animalità dell’ essere umano, ovvero alla necessità di una nuova relazione col mondo, realizzata da Riccardo Vannuccini.

con IRIS BASILICATA, ALESSANDRA PISCOPO, LARS ROHM, SILVIA FASOLI, RICCARDO VANNUCCINI.
Atto unico durata 70’ circa
Produzione ARTESTUDIO
Regista assistente MARIA SANDRELLI
Organizzazione ALBA BARTOLI  Coordinamento progetto CATERINA GALLONI
“Tra uomo e animale è messa in prova a teatro una nuova presenza scenica. Ofelia, Amleto, i pesci nel fiume e il limite fra animalità e umanità, tra il sé e l’altro da sé. Diventare animale, diventare corpo, diventare artista. Dalla caccia all’ allevamento, la commercializzazione dell’ esistenza. Quando muore il padrone anche le bestie piangono. La preda e il predatore, gli elicotteri e i pozzi petroliferi. Le foglie che nascondono l’orso e la macellazione degli animali domestici. Tingersi i capelli, la faccia, per camuffarsi e avvicinarsi pericolosamente all’altro. Il frigobar aperto e il teatro come concatenamento eterogeneo e in perpetuo squilibrio. Ofelia nuda, perché è comunque una femmina, quella di un altrove possibile. Comprendere le cose dai resti. Elsinore, Palmira e il Messico, pietra dopo pietra. Un lavoro scenico sulla cosa non in quanto riflessione sulla cosa, ma in quanto semplice cosa. Ofelia al macello come fosse un animale è la cima visibile di uno spettacolo che resta nascosto” Riccardo Vannuccini.
La performance è costruita con la tecnica del collage che in qualche modo ricorda la poetica cinese della raccolta di frasi del chu-chu.
 
 
PALMIRA 2019
Performance di teatro danza a cura di RICCARDO VANNUCCINI
Con MARIA SANDRELLI, ALBA BARTOLI, SILVIA FASOLI, IRIS BASILICATA, ALESSANDRA PISCOPO, PRISCILLA MUSCAT, LARS ROHM, MONTY SUNNEY e ARMANDO BAGALA’ (contrabbasso)
Responsabile di produzione CATERINA GALLONI
Durata 20’ circa
Omaggio libero e poetico alla città siriana ferita dalla guerra che comunque resta come una sposa, una donna, in mezzo al deserto testimone di una presenza, pronta a ricominciare a splendere, ad accogliere la ricostruzione. Nella performance convivono assieme come in un unico frame i semplici e silenziosi gesti della vita quotidiana con il rumore assordante del via vai dei passanti, dove il recupero di un’ esistenza normale sembra essere il progetto più ambizioso per chi ha vissuto una inspiegabile distruzione.
PALMIRA è un gioco di teatro danza quasi al silenzio per gli attori in scena con un musicista PALMIRA è una città ferita che non si arrende come la donna ferita dal male che non si piega, e pietra dopo pietra, gesto dopo gesto, si ricostruisce.
 
LETEATROCOSE  – Parco Archeologico del Colosseo e Museo Nazionale Romano 2019
Leteatrocose è un progetto teatrale a cura di RICCARDO VANNUCCINI realizzato in collaborazione con IL PARCO ARCHEOLOGICO DEL COLOSSEO  e IL MUSEO NAZIONALE ROMANO che presenta tre performance per la regia di Riccardo Vannuccini
AGAMENNONE/ESCHILO/STUDIO: il ritorno a casa di Agamennone vincitore sui troiani dopo dieci anni di guerra, l’accoglienza apparentemente benevola della moglie Clitennestra e la vendetta a lungo attesa per vendicare il sacrificio della figlia Ifigenia sono gli elementi cardini dello studio sul copione di Eschilo che diventa un precipitato della tragedia greca. Con MARIA SANDRELLI, MARCO PAPARELLA, IRIS BASILICATA, ALESSANDRA PISCOPO, MIRKO RUSSO, LARS ROHM, FRANCESCO TRANCHINA, e ARMANDO BAGALA’ (contrabbasso). Durata 20 min
EDIPO RE/SENECA/STUDIO: la vicenda mitica, tribale e magica ad un tempo del re Edipo, sposo alla sua stessa madre e assassino del padre, viene riproposta secondo uno studio sul copione di Seneca che favorisce come in un moderno thriller il legame misterioso fra i personaggi e la storia. Con MARCO PAPARELLA, ALESSANDRA PISCOPO, MIRKO RUSSO, ALBA BARTOLI, MARIA SANDRELLI, LARS ROHM, FRANCESCO TRANCHINA, IRIS BASILICATA e ARMANDO BAGALA’ (contrabbasso). Durata 20 min
PIETRE E FIGURE: performance di teatro danza. Scomporre la città di ieri e di oggi e ricomporla gesto su gesto, frame su frame, pietra su pietra, per un racconto immersivo che incroci tradizione e futuro dell’abitare, dello stare assieme. Con MARIA SANDRELLI, ALBA BARTOLI, SILVIA FASOLI, IRIS BASILICATA, ALESSANDRA PISCOPO, PRISCILLA MUSCAT, LARS ROHM, MONTY SUNNEY, CEDRIC MUSAU KASONGO e ARMANDO BAGALA’ (contrabbasso). durata 20 min
   
PELUCHE A DOUMA – WEGIL Roma 2019
 performance di RICCARDO VANNUCCINI
liberamente tratto da ELIOT e ZBGNIEW
Scene e costumi YOKO HAKIKO.Durata spettacolo 50’ circa
con ALBA BARTOLI, IRIS BASILICATA, EVA GRIECO, MARIA SANDRELLI, LARS ROHM, CEDRIC KASONGO MUSAU, ALESSANDRA PISCOPO.
PELUCHE A DOUMA è uno spettacolo che ripercorre scenicamente una giornata a Douma, in Siria, dentro cui convivono in un unico frame i semplici quanto silenziosi gesti quotidiani della mattina con il rumore assordante delle bombe, i palazzi distrutti, i rifugi, e la polvere che alla fine copre ogni cosa, bambini e peluches.
Com’è nello stile di RICCARDO VANNUCCINI, la performance è una narrazione che non vuole sostituirsi alle notizie proposte dai telegiornali o dalla rete, ma che attraverso una serie di esercizi teatrali a tempo di musica fa incontrare – in un gioco di corpi ed emozioni – bambole e orsacchiotti mettendo così a nudo la tragica e inutile stupidità della guerra.
 
ONE TABLE (AND FIVE CHAIRS, OR ACTUALLY SIX)  – Museo Explora Roma 2018
 Performance a cura di RICCARDO VANNUCCINI realizzata per il progetto europeo VOICES svolto tra Roma, Palermo, Amburgo, Leicester con Museo Expolora Roma
Con ALBA BARTOLI, MARIA SANDRELLI, EVA GRIECO, LARS ROHM, IRIS BASILICATA e RICCARDO VANNUCCINI.
La libertà dentro una stanza con un tavolo e alcune sedie. Libertà di sedersi, alzarsi, fare posto all’ultimo arrivato, trovare posto dunque, calcolando i tempi e i volumi. Esercizi di relazione per favorire democraticamente spazi idonei a persone diverse, ad azioni diverse che ogni volta devono tener conto dell’altra persona e dell’altro gesto. La performance è il racconto a perdifiato della variazione di posizioni, di accostamenti e di allontanamenti cercando di armonizzare tempi e modi, sesso e colore della pelle.  I protagonisti in scena racconteranno  non di prestazione spettacolare, ma attraverso un ricalcolo scenico dell’ esperienza teatrale ed umana fatta, con particolare riferimento ai lavori realizzati nei campi d’accoglienza nelle zone di guerra e nei centri in Italia.  In ONE TABLE non c’è nessuna storia, o racconto o comunicazione, si tratta semmai di un collage emozionale: bisogna pensare di trovarsi davanti ad una musica, ad un paesaggio, ad una combinazione libera di colori e non davanti alla spiegazione di qualcosa dove il teatro è l’esplicitazione di un testo. In scena allora un gioco semplice di tavoli, sedie e apparecchiature, un gioco di comunità fra persone che devono trovare l’equilibrio dell’ abitare assieme. Per chi sa guardare quei tavoli e quelle sedie diventeranno i confini di un mappamondo che ogni volta ridisegna diritti e doveri degli invitati, in un rincorrersi di storie misteriose che sono le nostre fantasie come pure le nostre capacità di immaginare un mondo possibile.
Performance di teatro danza con testi in italiano, inglese, tedesco, francese
Durata variabile a seconda degli interessi da 20’ a 45’
 
NAUSICAA VALZER – Museo Explora 2018
performance con 25 attori migranti e richiedenti asilo provenienti dall’Africa e dal Bangladesh

a cura di Alba Bartoli, Maria Sandrelli e Caterina Galloni
per il progetto Teatro in Fuga 18 dedicato alla comprensione della questione delle migrazioni forzate attraverso lo strumento del teatro, realizzato da Artestudio con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori –
Lo spettacolo, frutto di un laboratorio teatrale condotto in tre centri della capitale che si occupano di accoglienza e servizi ai migranti quali Programma Integra, l’associazione Cittadini del Mondo e lo S.p.r.a.r. Ferrhotel-Caritas Roma, vede la partecipazione di 25 attori migranti ed è dedicato alla figlia del re Alcinoo, la quale accoglie Ulisse nella sua isola dopo un ennesimo naufragio, si prende cura di lui, lo conforta e lo conduce con passo incerto alla certezza della condivisione. La storia di Nausicaa è qui occasione per un teatro indiretto, non dialogico, poetico ed emozionale, che si occupa delle cose indicibili.
Un racconto in 3 quadri o 3 tempi, come il valzer,  che lascia aperto il varco all’indefinito, un balbettio narrativo, per immagini e suggestioni, da cui si intravede, tra le crepe dell’azione, il legaccio che unisce l’espressione artistica e la casualità della vita.
 
PLAY ON THE BEACH  Museo Explora 2017
performance di Riccardo Vannuccini per il progetto europeo Journeys con Museo Explora Roma
Regista assistente MARIA SANDRELLI
Assistente alla regia e mediazione culturale  VALENTINA LAMORGESE
Direzione tecnica DANIELE CAPPELLI
Coordinamento ALBA BARTOLI
ConYAYA JALLOW, JOSEPH EYUBE,  LAMIN NJIE,  LUCKY EMMANUEL,  YELI CAMERA,  MUSAU KASONGO CEDRIC,  ABDUL AZIZ ALHASSANE,  ELA CHRISTIAN,  SYSAUANE SENY, KOFFI KOUADIO ALFRED,  DAUMBIA BANGALI,  MOHAMED HARMOUCHE e con EVA GRIECO, LARS ROHM, IRIS BASILICATA
Voglio avvisare il pubblico che non abbiamo nessuna idea da comunicare, nessun messaggio.Non faremo alcuna recita drammatica, non ci sono racconti o personaggi dove ogni attore fa finta di fare qualcun altro. Vi invitiamo ad un incontro poetico, un intervallo, un semplice gioco dove partecipare affidandosi ai corpi di quelli sul palcoscenico, alle musiche, al movimento degli oggetti per una vostro personale e avventuroso capitombolo in un posto segreto e misterioso che solo voi potete riconoscere.  Il teatro dovrebbe essere non un vacuo balletto, ma la prova disperata autentica dell’impossibilità possibile. Teatro come sospensione del quotidiano, emergenza, necessità, paziente e buffa perdita di tempo.
  
AFRICABAR – Teatro Argentina Roma 2017
 Trenta attori in scena più uno sopravvissuti al deserto, al mare e al teatro
Uno spettacolo di RICCARDO VANNUCCINI
dedicato a HANDE KADER

Con i richiedenti asilo del Progetto TEATRO IN FUGA: LAMIN NJIE, YAYA JALLOW, YELI CAMARA, LUCKY EMMANUEL, JOSEPH EYUBE, CEDRIC MUSAU KASONGO, ALHASSANE ABDOUL AZIZ, CHRISTIAN ELA, MOHAMED HARMOUCHE, SENY SYSAUANE, KOUADIO ALFRED KOFFI, BENOIT KEVIN SIEWE, BANGALI DUNBIA, ALI DIALLO, ELLA SUNDAY, ADNAN ALI, FAITH OKUNBOR, JOY MASO, EDITH FOSTES, KANAE BANOU, BONYAGNI ELHANJI MANOUMOU, HAPPY ENOHENSE, EMILIE FLORE MENIAGA, XUBI JUSUF, SAHRA CALI, MASSA DABO, YAYA SOUMHORO, IDRISSA YARO, KOLIMBASSA OUSMANE, LAURA ANTONINIe con EVA GRIECO, LARS ROHM, ALBA BARTOLI, MARIA SANDRELLI, ANNA CARLIER, RICCARDO VANNUCCINI, CATERINA GALLONILo spettacolo è nato nell’ambito del progetto TEATRO IN FUGA e dedicato alla questione cruciale del nostro tempo: il fenomeno delle migrazioni forzate. Riccardo Vannuccini, dopo Sabbia Respiro, realizza questo spettacolo con il quale si conclude la Trilogia del Deserto. La performance si pone come l’esito del laboratorio teatrale che ArteStudio ha condotto in collaborazione con Programma integra. I rifugiati, nella nuova veste di attori, costruiscono uno spettacolo ricco di suggestioni, mescolando tradizioni, usi, religioni, razze, richiamando una forte partecipazione immaginativa dello spettatore. Il teatro acquisisce nuovamente la sua primaria funzione: essere strumento di conoscenza e di comprensione degli accadimenti contemporanei.Produzione ArteStudio con Refugee Theatre Company
Testi da THOMAS ELIOT, VIDIADHAR NAIPAUL, DANILO KIS, WILLIAM SHAKESPEARE, INGEBORG BACHMANN, ZBIGNIEW HERBERT, CLARICE LISPECTOR

Scene e costumi MARAM AL JABURI e YOKO HAKIKO
Luci PAOLO MEGLIO
Colonna Sonora ROCCO CUCOVAZ
Musiche di UNDERGROUND YOUTH, POGUES, SIMEON HOLT
Direzione tecnica DANIELE CAPPELLI
Direttore di produzione FLAVIA MEUTI
Assistente alla regia VALENTINA LAMORGESE
Ufficio Stampa e comunicazione MIRIAM SEMPLICE MARANO
Coordinamento Teatro in Fuga per Programma integra LAURA ANTONINI
Coordinamento Teatro in Fuga per Armadilla s.c.s. Onlus MONICA DI VICO
AFRICABAR è una mappa ambivalente, non un uni-verso ma la traccia di un di-verso modo di vedere le cose del mondo come fossero sempre l’uno e l’altro assieme: il bianco e il nero, il cielo e la terra, la materia e la musica.  Un teatro simbolico, soprattutto improduttivo. Esercitazione a mano libera, dizionario disorientato, favola e delirio al tempo stesso, in AFRICABAR il racconto è una giocosa fluttuazione di cosa in cosa, da questo a quello, da locale a straniero, da maschio a femmina senza mai determinare o dividere le figure. Cerchiamo di evitare la rap-presentazione, la re-citazione dei modelli in uso commerciali, economici; vogliamo riconsiderare l’essere nell’ apertura al suo molteplice, dove una sola scena è simbolo di più accadimenti che si aprono a infinite combinazioni.
Il teatro è inteso come metonimia della vita, azione scenica che supera l’esistenza: l’attore non dice e non riferisce ma significa e canta. Le scene sono semplicemente dei pezzi, Stück, e lo spettacolo è un edificio in rovina, deliberatamente esposto al vento e all’acqua, alle intemperie della scena. AFRICABAR è la prova disperata autentica ultima e sciocca dell’impossibilità possibile.
ArteStudio progetto TEATRO IN FUGA
realizzato con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori

con il patrocinio di ROMA CAPITALE MUNICIPIO ROMA I CENTRO e in collaborazione con
TEATRO DI ROMA, PROGRAMMA INTEGRA,  ARMADILLA S.C.S.  ONLUS,  CANE PEZZATO,  KING KONG TEATRO,  LE SCARPE DI VAN GOGH,  NAFTA HOTEL,  MUSES,  REFUGEE THEATRE COMPANY
Partecipano al progetto LA GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA, IL MUSEO MACRO, IL MUSEO NAZIONALE PREISTORICO ETNOGRAFICO PIGORINI, LIBRERIA GRIOT, LIBRERIA ODRADEK
   
ROMEO E GIULIETTA A TEHERAN 2017
spettacolo conclusivo workshop a Teheran di Riccardo Vannuccini con Valentina Lamorgese e Pietro Freddi
ARTESTUDIO con  AV THEATRE TEHERAN
 Innamorarsi, sfiorarsi a Teheran, parlare d’amore, rincorrersi, affittare la sala prove, spostare le luci, rivestirsi in stanze separate, parlarsi a fior di bocca dietro un telo di plastica soffocati dalla musica, salire sul taxi a teheran più pericoloso che spadeggiare con Tibaldo, fare festa con una tazza di the, visitare il mercato per qualche oggetto inutile, cucinare la pasta per tutti, ricaricare il telefono, fare esercizi senza mostrare i capelli, parlare di shakespeare e mangiare carne bevendo dugh, salire sul palcoscenico, essere al mondo.
 
RESPIRO – Teatro Argentina Roma 2016
 Uno spettacolo  di  RICCARDO VANNUCCINI realizzato con i rifugiati provenienti dall’ Africa del C.A.R.A. Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto
Testi da SHAKESPEARE, BACHMANN, ELIOT, ESCHILO, OMERO
Scene, costumi, luci YOKO HAKIKO
Colonna Sonora ROCCO CUCOVAZ
Direzione tecnica DANIELE CAPPELLI
Assistente alla regia MIRIAM SEMPLICE MARANO
Responsabile di produzione CATERINA GALLONI
Direttore di produzione FLAVIA MEUTI
Responsabile comunicazione CRISTINA CALO’
Musiche di Arvo Part, Steve Tracy, Boltanski, Rana Farhan, Nick Cave, Warren Ellis, Jun Miyake.
Foto di scena FRANCESCO GALLI
Con i richiedenti asilo del C.A.R.A. Godfrey Nwabulor, Lamin Njie, Yaya Giallo, Joseph Eyube, Shadrach Okosun, Mubarak Rabin Bawa, Yusnu Bawa, Djibril Diallo, Bakary Camara, Muhamed Jallow, Baba Drammeh, Oudé Diabate e con EVA ALLENBACH, ALBA BARTOLI, EVA GRIECO, MARIA SANDRELLI, LARS ROHM, RICCARDO VANNUCCINIRESPIRO comincia dove era finito SABBIA per una trilogia del TEATRO DEL DESERTO.
“Inspirare, espirare. Accanto a me uno senza respiro. Il respiro affannato che ho attraversato il deserto due volte e per due volte mi sono perso. Il respiro trattenuto perché i soldati mi potevano trovare. Respiro piano mentre il camion gira fra le montagne. S’è fermato il respiro quando il mare ha coperto ogni cosa compreso il cielo. Un lungo respiro appena sono uscito dall’acqua. Ancora un respiro quando ho visto le sirene che cantavano tra le onde con mimose e lillà. Un respiro profondo prima d’incontrarti.”
ArteStudio progetto TEATRO IN FUGA in collaborazione con MIBACT bando MIGRARTI, COOPERATIVA AUXILIUM, TEATRO DI ROMA, CANE PEZZATO, KING KONG TEATRO
  
NO HAMLET PLEASE – Teatro India Roma 2016
 da William Shakespeare
uno spettacolo di Riccardo Vannuccini
dedicato a Fatim Jawara
Con i richiedenti asilo della REFUGEE THEATRE COMPANY LAMIN NJIE, YAYA JALLOW, YELI CAMARA, LUCKY EMMANUEL, JOSEPH EYUBE,  con gli attori della SCUOLA DI TEATRO E PERFEZIONAMENTO PROFESSIONALE DEL TEATRO DI ROMA MARIA TERESA CAMPUS, VINCENZO D’AMATO, STEFANO GUERRIERI, CHIARA LOMBARDO, CATERINA MARINO, e con EVA GRIECO, LARS RÖHM, CAPUCINE FERRYLo spettacolo nasce nell’ambito del progetto TEATRO IN FUGA, ed è dedicato alla questione delle migrazioni forzate. L’intenzione del laboratorio che ha poi prodotto questa performance, è quella di provare a comprendere attraverso lo strumento del teatro gli accadimenti del mondo contemporaneo, in questo caso mettendo in scena giovani attori e giovani richiedenti asilo provenienti dall’ Africa.Produzione ArteStudio con la collaborazione di Teatro di Roma

Testi da WILLIAM SHAKESPEARE, FRANZ KAFKA, INGEBORG BACHMANN, WALTER BENJAMIN
COLETTE THOMAS, PATRIZIA VICINELLI
Scene, costumi, luci YOKO HAKIKO
Colonna Sonora ROCCO CUCOVAZ
Direzione tecnica DANIELE CAPPELLI
Regista Assistente MARIA SANDRELLI
Responsabile di produzione CATERINA GALLONI
Produzione ALBA BARTOLI
Ufficio Stampa MIRIAM SEMPLICE MARANO
Musiche Simeon Ten Holt, Underground Youth, Warren Ellis, Carla Bruni, Nick CaveL’Amleto di William Shakespeare diventa un libro segreto, si fa mappa del mondo in grado di misurare le cose del tempo attuale. Il testo si trasforma in azione scenica e allora un foglio strappato dal copione diventa la carta d’identità, il permesso di soggiorno, una ricetta medica, l’ultima lettera alla madre, un fuoco nella notte, la tomba sulla sabbia. Amleto è come una traccia, un segnale di orientamento fra uomo e dio, fra bene e male, fra terra e mare, fra castello e deserto, fra vendetta e giustizia, fra cristiano e musulmano, fra oriente e occidente, fra pace e guerra, fra Amleto e Ofelia. Uno spettacolo dedicato alla figura dell’Amleto shakespeariano per ravvicinare i corpi dei partecipanti, rifugiati e  attori e farne uno strumento unico di indagine del contemporaneo, in un progetto di composizione scenica che attraverso la finzione sperimenta nuove possibilità di salute.
Una messinscena che unisce assieme giovani in fuga e giovani attori, con lingue e abitudini diverse, per fare teatro. «Ho lavorato col teatro in Libano più volte, in Giordania, in Palestina, in Iran, nelle zone di guerra, mettendo assieme queste persone intorno ad un tavolo per mangiare e discutere, tutti intorno ad una traccia per fare teatro, in un campo all’aperto in mezzo alle tende o in uno scantinato rifugio antiaereo o ancora in un antico hammam trasformato in fascinosa sala teatrale. Per quanto mi riguarda, niente a che vedere col sociale o il pedagogico, io lavoro col teatro per puro divertimento estetico, la finzione che serve a conoscere, qualcosa che possiamo chiamare buona salute, nei teatri ufficiali come nei centri in Italia per i rifugiati, i C.A.R.A. come nelle tende che ospitano i profughi nelle zone di guerra». Amleto allora si trasforma in un campetto di terra battuta, un pezzo di pane, una tazza di tè, un gioco che mette in scena allo stesso modo  i richiedenti asilo e gli attori della Scuola del Teatro di Roma. I grandi temi di Shakespeare si collocano in altri luoghi e in altri tempi dando vita ad un viaggio all’interno di un mondo più che mai attuale, ad un percorso di conoscenza che ci riguarda tutti,  per il quale il teatro può rappresentare uno spazio aperto di comprensione. «Perché, se il teatro invece diventa una fortezza intellettuale, un testo tomba – conclude Vannuccini – allora non funziona. No – mi dicono sorridendo i giovani africani o i bambini siriani – no Hamlet, please».
 
SABBIA – Teatro Argentina Roma 2015
Uno spettacolo realizzato coi rifugiati provenienti dall’Africa ospiti del C.A.R.A. Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto (Roma)
Ideazione e regia RICCARDO VANNUCCINI
Collaboratori al progetto Alba Bartoli, Elisa Menon, Maria Sandrelli, Caterina Galloni, Daniele Cappelli
Scene, costumi, disegno luci Yoko Hakiko
Colonna Sonora Rocco Cucovaz
progetto teatroinfuga 15
in collaborazione con Teatro di Roma, Cane Pezzato, King Kong Teatro, Muses, Cooperativa Auxilium, con il patrocinio dell’Assessorato Cultura e Turismo di ROMA CAPITALE

SABBIA è un movimento plurale di cerchi, un bordo utile all’apparizione dei contrasti.  Un girotondo di esercizi poetici, spirituali oppure il making of di un paesaggio che muta come un pugno di sabbia ad ogni passaggio di vento. Riccardo Vannuccini

SABBIA è una mappa di viaggi avventurosi, di traiettorie percorse a piedi, sopra o sotto un camion oppure in fondo al mare, il diario inventato di appostamenti notturni, precipitose invenzioni, canzoni, dediche d’amore, aspirine, scarpe piene di sabbia e filastrocche porta fortuna.
Fra ospitalità e accoglienza, SABBIA rappresenta la ricerca paziente e ostinata di una terza parola che possa comprendere il gesto di chi rischia la vita su un barcone sbilenco e quello di chi tende la mano sulla porta di casa. Lo spettacolo, interpretato da venti richiedenti asilo provenienti dall’Africa, vuole anche in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno) favorire la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta ai più, di questa particolare categoria di migranti.
Lo spettacolo  è la conclusione di un laboratorio teatrale durato dieci mesi, una composizione scenica di confine che deve molto a Pina Bausch, Jackson Pollock, Thomas Eliot e Ibn Battuta. Il viaggiatore per eccellenza del mondo islamico medievale, nella sua Rihla (viaggio) ci regala sguardi unici e dettagliatissimi sul suo grande peregrinare, che partendo dall’Africa passa per Siria, Russia, Afghanistan e approda in India e Cina e che percorre centoventimila chilometri con tutti i mezzi di trasporto allora in uso, dal cavallo al dromedario, dal carro ad ogni tipo di imbarcazione.

 

OFELIA STANZE – TEHERAN 2015
di Riccardo Vannuccini 
aiuto regia Flavia Meuti, riprese Pietro Freddi 
Ofelia s’è ammalata d’amore a forza di finzioni, lei che amava davvero e davvero è impazzita mentre Amleto fingeva. La finzione deve essere maneggiata con cura, perché fa parte in maniera costitutiva dell’ essere umano e può diventare strumento di salute o di morte.
Il giullare femmina qui si oppone al testo tomba, al teatro giudiziario del testo e della letteratura, e propone invece un teatro del contagio, dell’esempio, dell’ azione del corpo e del corpo generante, quello femminile. L’allegoria diviene gesto che trascina un secondo gesto misterioso ma autosufficiente, che non descrive alcunché ma che nella sua essenzialità si fa azione poetica di conoscenza.
Questa performance non appartiene al teatro delle forme ma alle azioni esperienziali, più vicine alle clownerie di strada che alle lezioni dei sapienti. OFELIA STANZE è fatto dunque di immagini e non di parole. I quadri scenici non intendono rappresentare qualcosa o educare qualcuno, ma propongono semmai un modo di agire, un modo di essere presenti sulla scena come nella vita. E il racconto nasce dal grembo femminile. Tutto il ragionare funebre ed inutile del principe amletico diventa il furore giocoso della bambina Ofelia che non si fa catturare da nessuno dei maschi – Laerte, il fratello, Polonio, il padre, Amleto il promesso sposo – ma decide con una clowneria di tornare nell’acqua.
I due termini, AMLETO e OFELIA, dialogico e poetico, sono qui ravvicinati per essere lontanissimi uno dall’altro.
 
AL HOODOD  – campo Azmi Al Mofti di Irbid  e centro Joud di Amman –  Giordania 2015
spettacolo conclusivo del workshop di RICCARDO VANNUCCINI con MARIA SANDRELLI, ELISA MENON e MARCO FABRIS. Produzione ARTESTUDIO con INTERSOS.
con bambini profughi siriani e bambini palestinesi del campo Azmi Al Mofti
 Con le scarpe nuove comprate al mercato e il vestito della festa preparato nella tenda la bambina siriana era davvero una principessa. E tutti noi intorno a lei ad ascoltare il suo silenzio.
 
 
 
HAMLET CLOWN – Centro Polivalente Corviale Roma  2015
 da Shakespeare, testo e regia di RICCARDO VANNUCCINI assistente alla regia FLAVIA MEUTI.
Produzione CANE PEZZATO, ARTESTUDIO con ZETEMA progetto laboratorio IL TEATRO DEL RAMMENDO

Il laboratorio intendeva ricostruire una ipotesi di situazione emotiva, di luogo spazio-tempo nella quale potesse disporsi la vicenda scespiriana un momento prima di cominciare a diventare spettacolo concluso.
Lo studio scenico conclusivo parla dunque di un avvicinamento cauto e sghembo al testo e alla storia narrata dal poeta inglese, una sorta di andirivieni sconnesso per immaginati corridoi, spalti, stanze procedendo non per accumulo di segni ma semmai per cancellature, varianti, scene perdute oppure appuntate su piccoli fogli, tenute da parte, provvisoriamente, in una piega tra verità e finzione, tra salute e malattia, fra teatro da fare un giorno e teatro ormai finito. Il clown è rimasto, Amleto invece non è mai arrivato.
 
LA PORTA DEGLI UOMINI – Giardini del Municipio Gradisca di Isonzo 2014
Uno spettacolo di RICCARDO VANNUCCINI con ELISA MENON realizzato con i richiedenti asilo del CARA di Gradisca d’Isonzo.
Una produzione ARTESTUDIO, FIERASCENA, CANE PEZZATO.
Fra ospitalità e accoglienza si tratta dunque di inventare una terza parola ancora sconosciuta che sappia tener conto nel suo fondo della globalizzazione, della crisi economica mondiale e dell’esigenza di cum-prendere, prendere con favore, il dramma dei rifugiati, delle persone che fuggono dai propri Paesi incendiati dalla guerra, dove l’azione non è solo umanitaria ma anche di svelamento del perché le guerre sono dappertutto.
 
LA TERRA DEI RE – Giardino del Municipio Gradisca di Isonzo 2013
spettacolo di RICCARDO VANNUCCINI con ELISA MENON realizzato con i richiedenti asilo del CARA di Gradisca d’Isonzo. Produzione ARTESTUDIO, FIERASCENA, CANE PEZZATO.
LA TERRA DEI RE  nell’andare in scena come performance, evita ogni folclore, ogni facile categorizzazione delle persone, così come la retorica spettacolarizzante dello straniero, e racconta in maniera semplice, inedita, libera, espressiva, musicale potremmo dire, il primo incontro con l’altro, e dove se non a teatro, dove l’attore incontra convocato sulla scena lo spettatore.
Uno spettacolo visuale, di materialità sonora, che riscrive il lessico performatico scoprendo nelle incertezze dei protagonisti le intermittenze dell’esistere, l’eccezionalità dell’ esperienza.
 
 
COME SCIMMIE FRA GLI ALBERI – Teatro Eliseo Roma 2012
Progetto e regia: Riccardo Vannuccini
In scena: Alba Bartoli, Cecilia Muti, Maria Sandrelli, Tiziana Tiberio, Caterina Galloni, Lars Rohm, Elodie Treccani, Riccardo Vannuccini. Direzione tecnica e assistente alla regia: Daniele Cappelli. Luci e installazione: Ferdinando Ammore. Musiche: Rocco CucovazUn gruppo di turisti inglesi nel deserto egiziano cattura una scimmia femmina e la vende di nascosto ai servizi segreti tedeschi, che la rinchiudono assieme ad altre scimmie in un carcere speciale a Berlino. Nel carcere iniziano degli esperimenti sulle scimmie per superare la crisi del capitalismo. Qualcuna delle scimmie si rifiuta di pagare la quota d’iscrizione all’esperimento e riesce a fuggire. La storia dunque è molto semplice, basta non seguirla.
Come scimmie fra gli alberi racconta in scena, in forma di happening poetico, di come le scimmie rimasero scimmie e nel bene e nel male fecero a meno della monetizzazione dell’esistenza e della nuova Citroën. Di come le scimmie continuarono a giocare, a perdere tempo, a scambiarsi baci e regali e a fare a meno della crema per diventare bambine. La performance traccia un segno sulla monetizzazione di ogni aspetto della vita umana ed è al contrario un gioco di circuitazioni, un movimento plurale di cerchi, un bordo utile all’apparizione dei contrasti. Un girotondo di esercizi poetici, spirituali, un backstage poetico, oppure il making of di un paesaggio che muta come un soffio di cenere ad ogni passaggio di vento.HIKAYA (storie) – Katermaya e Beirut 2011
spettacolo conclusivo del workshop di RICCARDO VANNUCCINI con MARIA SANDRELLI, ELISA MENON, DANIELE CAPPELLI, AHLAM EL DIRANI e DANA DIA progetto ARTESTUDIO con INTERSOS

con profughi siriani residenti a Katermaya a sud di Beirut.
Un giorno un gioco. Uno spiazzo, una stanza al piano sotterraneo, una motocicletta che parte un furgone che arriva. I tappeti da rammendare, il pallone bucato, capelli neri, una fila di sedie, preghiera, una sedia come fosse un castello, acqua, un lenzuolo come fosse il mare, pausa col pane di grano senza lievito, grande macchina scura, traffico, rumore, strada, soldati, un giorno un gioco.
 
 
CAPRICCIOSE GHIRLANDE – Festival Linea 35 Santa Maria della Pietà Roma 2011
 A cura di: Riccardo Vannuccini, con Shakespeare e Ingeborg Bachmann, Antonia Pozzi, Adriana Cavarero.
In scena: Alba Bartoli, Cecilia Muti, Maria Sandrelli, Tiziana Tiberio.
Direzione tecnica: Daniele Cappelli.

Per ripescare Ofelia o farla andare via lungo il fiume, pagine sparse sperse di due poetesse e di una filosofa. L’aria e l’acqua prima delle parole. Follia di Ofelia e folle tuffo. Follia di Ofelia e folle tuffo per fuggire sapiente a ogni abbraccio mortale di maschio, parente, padre, innamorato, fratello. Dall’acqua all’acqua, la voce di donna prima di diventare parola ma non più solo grido, voce di donna come traccia e segno poetico per le strade e tra gli alberi, i fiori, le foglie, capricciose ghirlande.

 
LAS MENINAS  – Spoleto “Festival dei Due Mondi Spoleto53”, Palazzo Comunale 2010
 Testo e regia: Riccardo Vannuccini, con Ingeborg Bachmann, Antonia Pozzi, Danilo Kis. In scena: Alba Bartoli, Cecilia Muti, Maria Sandrelli, Tiziana Tiberio, Lars Rohm, Cucovaz. Direzione tecnica: Daniele Cappelli. Scene, luci e costumi: Ferdinando Ammore. Assistente alla regia: Ylenia Sina.
LAS MENINAS nasce come riflessione in scena del rapporto fra attore e spettatore a teatro. Il teatro è lo spazio dove si guarda. Al tempo stesso è lo spazio delimitato per convenzione dove si incontrano attore e spettatore perché l’azione teatrale abbia luogo. Ma l’attore prepara il suo lavoro anche senza spettatore. Il regista o l’attore stesso sono i primi spettatori di questo lavoro. Ancora, la presenza dello spettatore modifica il lavoro in scena dell’attore. Lo spettatore ci ricorda la fragilità dell’attore, la singolare essenzialità del lavoro teatrale, che è presente una sola volta e ogni volta diversamente.
La performance non mette in scena un racconto, ma il lavorio artistico; l’oggetto è il tentativo di raccontare, non il racconto. La performance mette insieme alla rinfusa pagine e paginette, per un parlare in glossa che prova la cantata delle parole barbare, velate, che non sono soltanto suono ma che non sono ancora diventate linguaggio significante. Un teatro senza significati e senza rimandi, senza origine: teatro come azione d’arte in sé, dove il corpo voce è inteso come pensiero della voce sola (cogitatio secundum vocem solam). Teatro esperienza che dimora nell’azione scenica e che non rimanda a nessuna res.
  
MACBETHICA Berlino  Teatro Shake am Ostbahnhof, 2009
with something of Shakespeare

Testo e regia: Riccardo Vannuccini. In scena: Alba Bartoli, Camilla Dell’Agnola, Tiziana Tiberio, Lars Röhm, Maria Sandrelli, Ceren Turkmen, Artiom Popescu, Riccardo V. Della Pietra. Direzione tecnica: Daniele Cappelli. Scene, luci e costumi: Ferdinando Ammore. Assistenti alla regia: Ylenia Sina e Lars Röhm. Musiche: Rocco Cucovaz. Direzione organizzativa: Alba Maria Ungaro Bartoli.

Ventiduemila spazi vuoti fra le parole del Macbeth. Il titolo è un cartello scespiriano. Il tema è quello dei buchi, dei vuoti, degli spazi fra una parola e l’altra. Questa cantata è formata sui buchi. Le parole farfugliate dagli attori e poi campionate, le brevi azioni ripetute e stabilite diventano i pieni, il piano d’appoggio del racconto. I buchi, i vuoti significativi, devono invece essere rintracciati con un lavoro di spettatore partecipante nelle pause, negli smarrimenti, nelle dimenticanze allegre o drammatiche. L’accadere giunge nelle incertezze autentiche, dove l’essere umano vive la propria eroica inadeguatezza e con grazia naturale e stupore gioca con l’esistenza.
La prova racconta di un lavorio scespiriano che recupera l’inadeguatezza rimandando come esercizio spirituale a quella condizione umana comune a tutti noi del non essere pronti ma inesatti, e dunque, in qualche modo, autentici.
MACBETH aspetta il compiersi delle profezie come qualcosa che non è dato ma che si dà ora, qualcosa che accade adesso, e sopraggiunge davvero.
MACBETH torna sul luogo del delitto, della memoria, il luogo scenico comune, il manicomio dove LADY MACBETH con le sue sorelle è ancora rinchiusa, e tenta l’(im)possibile, un’altra prova ancora.

 

 

FEMMINA F  – Festival Vulnerabile   EX LANIFICIO 159 Roma 2010
Testo e regia Riccardo Vannuccini dp, scene, luci, costumi Ferdinando ammore, colonna sonora Rocco Cucovaz, direzione tecnica Daniele cCppelli, assistenti alla regia Ylenia Sina e Lars Rohm

CON  ALBA BARTOLI, CAMILLA DELL’ AGNOLA, TIZIANA TIBERIO, MARIA SANDRELLI, ARTIOM POPESCU, LARS RöHM, SONA AMINI FARSHI  e  RICCARDO VANNUCCINI DELLA PIETRA

Variante musicale sulla performance FEMMINA, libero esercizio in scena di attori e cose. Versione da camera o inquadratura stretta.
Prova numero undici di una performance perduta e prossima a venire che rimette in gioco materiali e cose conosciute e nuove. Costruzione provvisoria e a vista di un processo di composizione che sistema caoticamente segni e figure che rimandano al farsi – fare da se – del racconto scenico attraverso gli appunti, le varianti non accreditate, le scene dimenticate
Rispetto alla prima versione una spazio diverso e un numero diverso di attori. Il lavoro nasce proprio come precisazione, avvicinamento a singoli passaggi della performance precedente, a cominciare da quelli esclusi che diventano nuove scene, ipotesi di azione scenica.

 

 

FEMMINA – Teatro Palladium, Roma 2009
Progetto e regia: Riccardo Vannuccini Della Pietra con Bachmann, Cavarero, Shiva. In scena: Marco Barsotti, Alba Bartoli, Tommaso Cristofori, Soline Dacchache, Camilla Dell’Agnola, Riccardo Della Pietra, Roberto Marinelli, Romana Merlin Hazovic, Rita Khawand, Artiom Popescu, Laura Sampedro, Maria Sandrelli, Ali Soudi, Abou Tourè, Ursula Wolkmann, Fatiha Zerrar, Apo Zuveric. Direzione tecnica: Daniele Cappelli. Scene, luci e costumi: Ferdinando Ammore. Assistente alla regia: Ylenia Sina. Musiche: Rocco Cucovaz. Foto: Francesco Galli, Max Bienati, Pietro Freddi, Flora Torrisi, Enzo Maniccia. Video: Celeste Taliani. Produzione esecutiva e organizzazione generale: Alba Maria Ungaro Bartoli.

femmina la carne, la pancia, la battaglia, la paura, l’acqua, la luna, la strega, la
balena, la piaga e la terra, la rosa e ogni cosa con bachmann cavarero shiva
Venti attori in scena raccontano la storia di uno sgombero dedicato a una giovane ragazza incinta che vende gasolio, pane e canzoncine al porto di Beirut. Ordine e disordine in un gioco di vicinanza debordano dalla vita alla scena, mentre attori e attrici di chissà quale posto del mondo – Russia, Kurdistan, Libano, Marocco, Bosnia, Nigeria – persone senza casa, rifugiati, persone con disturbi mentali o che vivono in zone di guerra raccontano la prova di un felice passaggio dall’escluso all’incluso. Nascere e morire, rigenerarsi, mischiarsi con consapevolezza. E intanto, al riparo del gioco del teatro, gli attori mettono in prova i pericoli del cammino e della vita; si raccontano e si innamorano, si perdono e si trovano, si feriscono per finta e muoiono per davvero.

 

 

NAFTA CAFE’ – Teatro Parioli Roma 2008
Progetto e regia: Riccardo Vannuccini Della Pietra. In scena: Riccardo V. Della Pietra, Benedetta Montini, Ali Soudi, Laura Sampedro, Apo Zuveric, Gaetano Campo, Camilla Bertini, Roberto Martinelli, Sini Ngindu Dindanda, Marco Marco Barzotti, Laura Cizmic. E con: Marco Moro (percussioni), Luciano Cologgi (chitarra), Isidoro Santoro (sax tenore), Maurizio Lazzaro (oud), Gianluca Pizzorno (basso), Guerino Taresco (contrabasso), Rosita Ippolito (viola da gamba). Direzione tecnica e assistente alla regia: Daniele Cappelli. Scene, luci e costumi: Ferdinando Ammore. Assistente alla messa in scena: Giacomo Colturani. Musiche: Rocco Cucovaz. Foto: Max Bienati.

L’ultima goccia di petrolio e l’ultimo pezzo di carbone prima della fine del patriarcato
È sicuro che dal dentifricio all’ombrellone, dalla pappa al funerale, strada dopo strada, dipendiamo in tutto e per tutto dal petrolio. Così come è sicuro che prima o poi finirà. Non si è ancora esaurito, il petrolio, nonostante il grande consumo, forse non abbiamo toccato il picco, ma sappiamo che l’età della pietra non è finita perché sono finite le pietre. La fine del petrolio diventa così la mappa del nostro tempo a venire. Oriente e occidente, lingue e sottane, sigarette e benzina.
Attori e attrici di chissà quale posto del mondo, detenuti, ex-detenute, migranti, rifugiati, persone con disagi mentali, o persone che vivono in zone di guerra, raccontano la prova di un felice passaggio dall’escluso all’incluso. Storia dell’ultima pompa di benzina prima del deserto. L’ultima goccia di nafta e l’ultimo pezzo di carbone prima del declino del patriarcato e la fine dell’epoca dei combustibili fossili. Scene, musichette, stupidaggini e necessità in una perfomance extraurbana africana, siciliana, araba, dove gli accampati di un tempo inesistente abitano un paesaggio contemporaneo segnato dalle mappe dei pozzi petroliferi in estinzione. Con vecchi intriganti e nuovi sapienti, e tutto intorno una folla di miseri e diseredati che aspettano la voce degli angeli. Al tempo del passaggio delle genti, una compagnia teatrale meticciata diventa mestiere del cammino. Tutto comincia con una rincorsa audace fino all’Africa, all’India; fino a dove l’Oriente comincia con l’Occidente.

 

16 DONNE ALLA PORTA – Casa Circondariale di Rebibbia Femminile Roma 2007
 regia di Riccardo Vannuccini 
con le donne private della libertà del carcere di Rebibbia Femminile e con Maria Sandrelli, Laura Sampedro
regista assistente Maria Sandrelli, direzione organizzativa Alba Bartoli, musiche dal vivo Marco Moro (percussioni), Luciano Cologgi (chitarra), Rossella Zampiron (violoncello). Diretta streaming al Cinema Farnese di Roma a cura di Luca e Marco Ballini. Foto di scena Max Bienati.
 
 
HAMLET IN LEBANON – Tiro, Beirut, teatro Al Medina, Bint Jubayl, 2007
Progetto e regia: Riccardo Vannuccini, con Alba Bartoli e Sara Turra. Con la collaborazione di: Paolo Contursi e Max Bienati (foto)

Dopo l’esperienza a Hebron, il laboratorio teatrale si ripete a Tiro e in alcuni villaggi a sud di Beirut vicino al confine con Israele. Un laboratorio itinerante che ha coinvolto ragazzi e ragazze di diversi luoghi e diverse religioni, ma anche le amministrazioni pubbliche, l’università, una scuola di musica, il teatro al Medina di Beirut. Oltre quaranta giovani hanno partecipato al progetto, in situazioni completamente diverse, dalla scuola, al villaggio in ricostruzione, dal campo davanti al sito archeologico, alla casa di qualcuno. La perfomance è un vero happening che interpreta liberamente alcune scene dell’Amleto scespiriano come una sorta di cantata, la possibilità di cantare assieme, la possibilità di un gesto artistico comune.

 

 

HAMLET IN HEBRON 2006
Progetto e regia: Riccardo Vannuccini, con Alba Bartoli e Sara Turra. Video: Riccardo Vannuccini, con Paolo Contursi (riprese), Nour Abu Omar (assistente alla regia) e Pietro Luzzatti (montaggio).

In scena: Hamza al Kawasmi, Ayman Bakri, Nida’a Shain, Amani al Sarahna, Samia Jabari, Eia Abu Maiela, Raed Hamouri, Shadan da’Ana, Dania al Natasha, Ranad al Jabare, Yusra al Qwasmi, Jihad Nasser Aldee

L’Amleto scespiriano messo in scena dai giovani palestinesi. Le vicende della storia del re, il trono vacante e la lotta per il potere, del rapporto intenso e conflittuale fra uomini e donne raccontate dal poeta inglese nel celebre testo, hanno cercato senso nei territori occupati, fra le ragazze col velo, il fumo delle sigarette e l’odore della pecora bruciata.
  

 

ORESTEIA 21  – Teatro India 2005
Esercizi semplici di pratica filosofica

Testo e regia: Riccardo Vannuccini Della Pietra. In scena: Riccardo Vannuccini, Alba Bartoli, Valentina Coduti, Federica Flavoni, Antonia Renzella, Ursula Volkmann, Ali Saoudi, Simona Chirizzi, Benedetta Montini, Tiziana Santercole, Tomihvatzi X. Santillan, Gaston Biwole, Laura Sampedro, Irene Vecchio, Artion Popescu, Apo Zuveric, Sini Ngindu Dindanda. Scene e costumi: Ferdinando Ammore. Musiche originali: Rocco Cucovaz.  Foto di scena Max Bienati e Francesco Galli. Video Celeste Taliani

La nostra società occidentale pulita e veloce, fatta di dissolutezze ecologiche irreparabili, in grado di produrre sempre di più enormi ricchezze per pochi e distese bibliche di poveri, fondata ancora sulla macabra stupidità della guerra, sembra la società patriarcale dell’Oresteia, governata con intelletto dalle regole della vendetta, dell’oro e del sangue. Il fumo delle discariche delle metropoli attrezzate, i disastri ecologici col mare infetto che circonda le spiagge dei turisti, le nuvole tossiche che appestano intere e ignare popolazioni, il traffico degli esseri umani, i poveri che vivono e muoiono giù per la strada mentre enormi cartelli pubblicitari lassù, sopra le loro teste, promettono una vita sempre più comoda e sempre più facile, non fanno altro che ritrarre un tempo che ha necessità dell’esperienza profonda per mettere in prova un nuovo paradigma dell’esistenza, facendoci riflettere in poesia sul fatto che in questo nostro mondo-tempo abbiamo bisogno di una prospettiva solistica ed ecologica. Abbiamo bisogno di recuperare e facilitare una sapienza intuitiva, responsiva, femminile.
Oresteia comincia dove Ifigenia finisce la sua vita, assassinata dal padre per poter andare alla guerra, e ci avvisa proprio oggi che a questa azione empia e mostruosa, meccanica e lineare altre ne seguiranno, finché un’intera razza sarà dispersa. 21 è il nostro secolo ma pure un numero e, chissà, un codice che si avventura e affronta la cultura scientifica, rappresentata oggi, fra l’altro, dalle teorie dei sistemi e della complessità: ebbene nulla, ci suggerisce il 21 come fosse un attore atleta dietro agli altri attori, nulla è più possibile considerare come un oggetto semplice, nemmeno il Teatro.